– dal Lago di Como al Lago di Lugano in quattro giorni –
Non so voi, ma dopo aver passato un paio di mesi a girare tra la camera da letto e la cucina, ho sentito il bisogno, appena si è potuto, di evadere dal grigiume afoso cittadino rispondendo al richiamo della natura. Previsioni splendide, montagne verdi a pochi kilometri di distanza e macchina pronta all’uso, unico problema: la chiusura di rifugi, bivacchi e locande in cui trovare eventualmente ristoro dopo giornate di trekking.. ma che importa? Di volata a fare la spesa a base di frutta secca, barrette e scatolame vario, check dell’equipaggiamento necessario (tenda con sovratelo per eventuali piogge, scarponcini in goretex e sacco a pelo invernale) e si parte: quattro giorni e tre notti di free camping percorrendo il Sentiero delle Quattro valli, attraversando pascoli e alpeggi che collegano il ramo del Lago di Como al Lago di Lugano, da Breglia e Dasio. Credetemi, sono tornata a Milano totalmente rigenerata e con il sorriso a ottanta denti, carica per la prossima avventura!
Da sapere prima di partire.
Il trekking che vi propongo è un livello E (Escursionisti), quindi una camminata non particolarmente impegnativa e che non richiede equipaggiamento tecnico specifico (imbraghi, etc.). Si tratta di un percorso escursionistico di circa 50 km che attraversa la Val Sanagra, la Val Cavargna, la Val Rezzo e la Val Solda, regalando panorami dalle cinquanta sfumature di verde. (Qui potete scaricare il PDF del trekking)
Il sentiero comincia a Breglia (7 km sopra Menaggio, Como) e finisce a Dasio, sul Lago di Lugano. Non essendo un anello, dovrete pensare a come tornare al punto di partenza una volta giunti al termine del trekking. In generale, vi consiglio di parcheggiare la macchina a Menaggio usufruendo del parcheggio libero dietro al cimitero e prendere il bus C13 che vi porterà a Breglia (direzione Plesio, biglietti disponibili in edicola o direttamente sulla corriera ad un prezzo maggiorato, circa due euro a persona). Venendo da Milano ho preso il bus delle 10.45 del mattino che mi ha portata a Breglia in meno di trenta minuti. Al ritorno, invece, i primi bus disponibili Dasio-Menaggio partono presto (tra le 7.00 e le 8.00 del mattino), il che vuol dire che – per poterne usufruire – dovreste dormire a Dasio. Altrimenti, potete scegliere di prendere la corsa (bus C12) delle 13.10 che vi porta a Porlezza e, da lì, prendere la coincidenza per Menaggio, aspettando meno di cinque minuti. Il tragitto Dasio – Menaggio dura all’incirca quaranta minuti. In ogni caso, Google Maps – sezione trasporti pubblici – è pienamente affidabile.
Il percorso si snoda ad un’altezza media di circa 1.000 metri, raggiungendo il punto massimo sui Monti Colonè (1.400 mt.) in Val Cavargna e in assenza di particolare dislivello. Mi sento di dire che, ad eccezione forse del punto iniziale di partenza, è ben segnalato dalle bandierine rosse e bianche contraddistinte da un 3 barrato: attenzione a non confonderlo con il 3 senza barra che, invece, indica la Via dei Monti Lariani.
L’acqua abbonda e, tra fontane e torrenti, avrete sempre modo di darvi una rinfrescata e fare un refill alla borraccia. Sappiate che, spesso, dovrete attraversare torrenti e fiumi in assenza di ponti: consiglio vivamente, quando l’acqua si fa abbondante, di attraversarli a piedi nudi, evitando la sensazione non troppo simpatica di proseguire poi con piedi e scarpe zuppe.
Se temete che sia pericoloso o che qualche locale si lamenti per la scelta del free camping, mi sento di dirvi di stare tranquilli: in quattro giorni non ne ho mai avuto la più lontana percezione!
Sappiate che, come spesso accade in montagna, le zecche sono sempre in agguato, soprattutto in queste zone dove i pascoli abbondano. Arrivate preparati con kit adeguato (pinzette, alcool, etc.) e fate un check completo ogni sera: io ne ho trovate una media di tre/quattro ogni giorno!
La maggior parte delle guide propone la suddivisione in tre tappe, due notti e tre giorni, considerando gli alloggi in punti strutturati come locande e bivacchi. Avendo tempo e, soprattutto, un bel carico da portare sulle spalle, ho invece deciso di suddividerlo in quattro, concedendomi dei momenti di meritato relax in punti adeguati per il montaggio della tenda.

Prima tappa: Breglia – Alpe Logone.
*Durata: 5.30 circa
Una volta scesi dall’autobus, chiedete subito per l’hotel Breglia e, una volta raggiunto, proseguite lungo la strada asfaltata lasciandovelo sulla destra. Come dicevo prima, l’intero percorso è ben segnalato, ad eccezione di questa prima parte: non seguite le indicazioni un po’ fuorvianti per il Rifugio Menaggio e attraversate il paese, inoltrandovi nel bosco. Inizialmente il Senitero delle Quattro Valli e la Via dei Monti Lariani (indicato con il numero 3 non barrato) coincidono, per cui seguite pure entrambe le indicazioni fino a quando non identificherete chiaramente il 3 barrato che ci interessa.
Io ho iniziato il trekking in tarda mattinata ed è stata una buona scelta, considerando anche il fatto che il sentiero è, soprattutto all’inizio, immerso nella frescura rigogliosa del bosco che permette di camminare anche se le temperature non sono particolarmente basse. La Val Sanagra mi ha accolto magnificamente, facendomi superare, nell’ordine, le località Monti Dosso, Monti Stanga e Monti di Tampiglia, fino a ritornare poi nel Bosco di Varòo, con un fitto sottobosco che porta ad una radura nell’Alpe di Varòo, valida scelta per uno spuntino rigenerante.
Alpe di Varòo e sottobosco
A questo punto ho avuto il primo incontro con uno dei tanti torrenti che ho dovuto guadare: il Sanagra. Pur non essendo le Cascate del Niagara mi ha comunque fatto ricordare che la natura non va mai sottovalutata: come dicevo prima, attraversatelo a piedi nudi, evitando, come me, di finirci dentro e proseguire poi con piedi e scarponicini fradici! Fortunatamente mancava poco all’arrivo che mi ero prefissata e ho proseguito cercando di godermi il sentiero, attraversando l’Alpe Erba e poi, dopo una piccola salita finale, l’Alpe Logone, che congiunge la Val Sanagra alla Val Cavargna.. bellissima! Quando sono arrivata io, intorno alle cinque di pomeriggio, il tempo era incerto e nuvoloni grigi incombevano in cielo, per cui ho subito montato la tenda in una zona pianeggiante (l’unica davvero comoda di tutto il trekking) davanti ad un piccolo casolare che, inizialmente, pensavo essere l’alpeggio famoso per i suoi formaggi.
Cena a base di Insalatissime Riomare e scatolame e poi dritta nel sacco a pelo. Prima di addormentarmi ho dato, come sempre, una sbirciata fuori dalla tenda: due magnifici caprioli che stavano brucando beati il verde prato dell’alpeggio mi hanno dato la buonanotte. Ho dormito benissimo, circondata dalla natura più assoluta, ricca dei suoi rumori. Un’emozione che non mi stancherò mai di voler vivere ed esperire.
Da Breglia a Alpe Logone
Seconda tappa: Alpe Logone – Valle Piazza.
*Durata: 7 ore circa
Dopo la notte trascorsa accoccolata nel mio sacco a pelo, sono stata svegliata da un bellissimo sole pieno in assenza di nuvole che mi ha regalato un panorama verde brillante: l’Alpe aveva tutto un altro aspetto rispetto alla sera prima! Prima di ripartire mi sono goduta due caldi raggi di sole che, fortunatamente, sono stati in grado di asciugarmi completamente gli scarponcini zuppi dal giorno prima.
Percorrendo l’alpeggio nella sua interezza, si trovano le indicazioni per Malè, piccolo paesino dietro l’Alpe, e Oggia. Il fitto bosco di faggi vi accoglierà subito con un torrente da superare, questa volta usufruendo del comodo ponticello di cemento. La prima metà di sentiero si alterna tra l’ombra del sottobosco, ricco di acqua e fiumiciattoli, e l’attraversamento di prati e paesini appostati sui versanti della Val Cavargna. Una volta superata Oggia, seguite per Taiada e Darni, piccola località in piena fase di ristrutturazione, con muratori e betomiere in attività. Sul sentiero ho notato un cartello che segnalava un’interruzione dopo Darni, ma non fateci caso: il percorso prosegue senza particolari deviazioni. Dovete quindi raggiungere Rus di Vora Inferiore, ma non perdetevi il panorama dalla chiesetta della Regina dei Monti.. un gioiellino! A questo punto i pascoli lussureggianti predominano sul sottobosco: se siete fortunati, le giornate di cielo terso vi regaleranno una magnifica vista panoramica. Il sentiero continua costeggiando le diverse vallate, il vento che scompiglia i capelli e i fiori colorati intorno a voi vi faranno sentire un po’ Heidi.. la bellissima sensazione di libertà che solo la natura riesce a darmi!
Superate la località Tecchio, proseguite per questi pascoli aperti e sconfinati ed aggirate la Val Ruina, superando Casdo di Burena, un piccolo agglomerato di case. A questo punto ho dovuto fermarmi: un male incredibile alla caviglia destra mi ha impedito di proseguire e ho deciso di mettermi alla ricerca di una possibile postazione in cui montare la tenda. Non è stato così immediato, anche perchè la maggior parte del percorso si snoda lungo la sponda della valle e non ci sono ampi spazi potenzialmente comodi, ma alla fine ce l’ho fatta: sotto un bellissimo albero quasi a precipizio si nascondeva uno spot semi in piano che faceva proprio al caso mio. Il dolore alla caviglia è stato presto dimenticato grazie al panorama mozzafiato che mi ha accompagnata durante la cena al tramonto e, il giorno dopo, nel risveglio a colazione.
Da Alpe Logone a Valle Piazza
Terza tappa: Valle Piazza – Alpe Riccola.
*Durata: 6 ore circa
Dopo una nottata che, ammetto, non è stata comoda e rigenerante come quella precedente (il punto in cui ho montato la tenda era un po’ arrangiato) e con il dolore alla caviglia che ancora si faceva un po’ sentire, mi sono goduta la colazione vista valle che ha fatto passare qualunque fatica io avessi in quel momento.
Ho cercato di mettermi in pista abbastanza presto, con l’idea di godermi qualche momento di relax in uno dei tanti punti di verde che sapevo mi avrebbero circondata. In un paio d’ore ho raggiunto Cavargna, località che conferisce il nome all’intera valle, dopo aver attraversato una serie di torrenti con o senza ponticelli annessi. Una piccola pausa e poi via, sono ripartita: dalla chiesa parte una salita ripida verso il paesino di San Lucio e, poi, l’agglomerato di Monti Colonè, punto più alto dell’intero percorso (1.400 mt. di altezza). In questo tratto il paesaggio rimane sempre aperto, dando ampio respiro sulle vallate circostanti. Confesso di essermi persa ad un certo punto, ma non temete: gli abitanti del posto saranno felicissimi di aiutarvi! Verso l’ora di pranzo ho raggiunto la Val Rezzo, scendendo verso la cappelletta della Madonna del Cepp: punto incantevole in cui fare una pausa, anche grazie alla grande fontana in cui fare rifornimento. Se siete fortunati, vedrete anche una mandria di cavalli liberi che, ogni giorno, vengono a rinfrescarsi.
Credo che uno dei fattori più belli e arricchenti di quando si viaggia sia la condivisione e l’ospitalità e anche questo trekking mi ha regalato un momento del genere: alla Madonna del Cepp una coppia carinissima che si stava godendo un paio di giorni nella natura mi ha offerto salsiccia, costine e vino da gustare in loro compagnia.. una delizia, alla faccia del mio cibo in scatola!
Tra il sole e il vino non avevo nessuna voglia di riprendere il cammino, ma mi sono obbligata: in meno di un paio d’ore, fortunatamente in discesa e al riparo del fresco sottobosco di faggi, ho raggiunto prima la località Seghebbia e, poi, la cascina di Pramarzio, immersa nella radura. Una breve salita mi ha portato fino al Passo Stretto, punto di passaggio verso la Val Solda, e, dopo un quarto d’ora, all’Alpe Riccola. A questo punto saranno state le quattro del pomeriggio circa: mi sono spaparanzata al sole, godendomi i caldi raggi accoglienti e ascoltando lo scorrere del fiume di sottofondo.. molto bucolico! Quest’Alpe avrebbe avuto un bivacco di cui, se non fosse stato per il periodo (era infatti chiuso con il lucchetto) avrei potuto usufruire. Ma non è importato, sono stata comunque felice di montare la tenda per la terza volta, trovando un punto abbastanza in piano e concedendomi il lusso di cenare sui tavoli da pic-nic vicino al bivacco.
Da Valle Piazza a Alpe Riccola
Quarta tappa: Alpe Riccola – Dasio
*Durata: 2 ore circa
L’ultimo giorno è stato di rientro. La scelta di dormire all’Alpe Riccola, soprattutto facendo free camping, si è rivelata strategica: dopo essermi goduta l’ultimo risveglio panoramico immersa nella natura, sono partita in direzione Dasio, punto finale dell’intero percorso. Il sentiero è stato tutto in diescesa e, una volta terminata la parte nel sottobosco, offre una bella vista sul Lago di Lugano. In meno di due ore sono arrivata a Dasio, paesino molto carino e silenzioso da cui si prende il bus C12 in direzione Menaggio.
Dasio e Lago di Lugano


















