10 IDEE PER UN TREKKING IN GIORNATA A MENO DI UN’ORA DA MILANO

– da escursionisti della domenica e non –

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti..” quanti di voi hanno veramente letto da cima a fondo i Promessi Sposi ? Magari tutti voi, ma io, lo ammetto, mai letto per intero (a parte il capitolo quinto, ‘La morte di Cecilia’, che, chissà com’è, toccava sempre leggere a me alle elementari). Comunque, dopo ben due anni di bellissimo, ma faticosissimo lavoro da pendolare a Bosisio Parini – ridente paese in provincia di Lecco – ho avuto modo di apprezzare ulteriormente le pungenti montagne che, nei giorni di cielo terso in cui emergono i frutti dell’area A-B-C di Milano, è possibile ammirare anche da lontano. Ebbene, in questi anni di avvicinamento diretto alla natura, tra una presa in giro e l’altra da parte dei miei adorati colleghi montanari, riguardo la classica sveglia domenicale, tipica di noi milanesi che poi pretendono di pagare con la carta una volta arrivati al rifugio sul bricco (un po’ di autoironia fa sempre bene!), ecco a voi dieci fantastiche idee per un trekking in giornata a meno di un’ora di macchina dalla city. Ora che forse, si spera, saremo liberi di gironzolare almeno per la nostra regione. Perché ragazzi, va bene usare l’immaginazione per viaggiare, ma dopo un po’ c’è anche bisogno di ritornare nel vivo!

1. San Tomaso – Valmadrera.

Se non siete troppo fans della montagna, ma comunque in fuga dalla frenesia cittadina, ecco quel che fa per voi. Dopo ben 40 minuti di cammino – a passo tranquillo –  potrete godere di un bellissimo panorama sul lago, spaparanzati su un fantastico prato verde. Abbandonate la macchina a Valmadrera (LC), sfruttando, se riuscite, il parcheggio segnalato, e seguite i cartelli. Dopo circa dieci minuti di salita, prendete una mulattiera a tratti sterrata e a tratti acciottolata, fino a che non vedrete un accogliente distesa erbosa che sarà pronta ad accogliervi. Tranquilli, se avete fame o volete – giustamente – godervi una birra fresca, c’è un piccolo agriturismo/rifugio pronto ad accogliervi.

Vista dal punto di arrivo del sentiero – San Tomaso

2. San Martino – Rancio Alto.

Per chi avesse voglia di aggiungere qualche minuto di camminata ai quaranta prima proposti, ecco qui una valida alternativa. Una volta abbandonata la macchina nella frazione di Rancio Alto (LC), seguite il sentiero n. 52: proseguite fino a raggiungere una villa sulla cui destra inizia il sentiero vero e proprio, prevalentemente immerso in un bosco.  Tranquilli, non è nulla di particolarmente impegnativo, semplici scarpe da trekking ed eventualmente bastoncini sono tutto quel che vi serve.

Dopo circa 45 minuti di cammino potete iniziare ad annusare aria di arrivo: la Cappelletta del San Martino è un ottimo punto panoramico su Lecco, le montagne retrostanti e i laghi Briantei. Ma, per conquistarvi il pranzo a base di polenta e salsiccia, dovrete resistere ancora un attimo e proseguire per altri venti minuti circa. Il rifugio Piazza, gestito da alpini volontari, è tendenzialmente aperto il giovedì e la domenica, ma – come ogni buon rifugio che si rispetti – solamente lo sventolare di una bandiera italiana di fronte alla Cappelletta (visibile anche da Lecco) ne assicura l’effettiva apertura. So.. check before !

Per chi di voi si sentisse in forma e in vena, l’opzione due è raggiungere il Crocione percorrendo il sentiero Silva, che sale direttamente la costa del monte San Martino con brevi passaggi su roccette e qualche catena. Niente di impossibile, tranquilli.

3. San Pietro al Monte – Civate.

Arrivata a questo punto ho da confessarvi un fatto: dopo due anni di lavoro a Bosisio Parini continuo a confondere i nomi di questi santi e le relative camminate.. ma dovrei aver scritto giusto (spero!). Tornando a noi. La terza escursione che vi propongo è sempre poco impegnativa, ma suggestiva. Dovete innanzitutto raggiungere Civate (LC) e lasciare la macchina in uno dei parcheggi disponibili (tranquilli, è pieno, e non c’è problema di colore di strisce bianche-gialle-blu), ben segnalati. A questo punto parte una mulattiera che conduce fino al monte Cornizzolo, passando per una piccola radura in cui sorge, per l’appunto, il piccolo ma ricco complesso benedettino di San Pietro al Monte. Il sentiero è erto, ma fresco, in quanto sommerso costantemente dal bosco e non richiede più di un’ora di cammino.

Passando alle cose serie: non potete perdervi una puntata al Crotto del Capraio, taverna strepitosa che si trova alla base del sentiero! Se magna da Dio!

4. Monte Cornizzolo – Civate o Eupilio?

Pronti ad alzare l’asticella? Avete anche due opzioni come punti di partenza. Ma, in entrambi i casi, si tratta di escursioni un po’ più impegnative – quantomeno anche solo in termini di tempo – rispetto alle precedenti. Non so quante volte io sia andata sul Cornizzolo in questi anni, ma sicuramente mi ricordo l’ultima: avevano appena cancellato il volo del mio viaggio in Sud Africa (ebbene sì, ve ne parlerò volentieri se mai ricapiterà di andarci) a causa del Corona virus e così, per liberarmi di tutta l’energia negativa, ho deciso di sudare un po’ raggiungendo per l’ennesima volta il crocione del Cornizzolo.

Panorama con vista – Croce del Cornizzolo

Per chi non lo sapesse, Civate ed Eupilio sono entrambi paesi in provincia di Lecco, facilmente raggiungibili. Come ho scritto prima, la stessa strada che porta a San Pietro al Monte – partendo quindi da Civate – vi condurrà al Cornizzolo. In questo caso dovrete percorrere un sentiero abbastanza ripido, almeno nell’ultima parte, che impiegherà più o meno un paio d’ore (andatura tranquilla). L’ombra ad un certo punto scarseggia, ma il panorama che vi si apre davanti è assolutamente magnifico.

L’altra alternativa è, invece, partire da Eupilio (CO), seguendo le indicazioni per la Trattoria Brianzola, davanti a cui c’è un grande spazio in cui potrete liberamente lasciare la macchina e dare avvio all’avventura. A questo punto sta a voi: potete decidere di seguire il lungo serpente di strada asfaltata che vi porterà fino in cima, oppure cimentarvi tra i sentierini più ripidi– sempre ben evidenti – che permettono di tagliare per il bosco. Come la proprietà commutativa, il risultato non cambia: dopo circa un’ora abbondante di cammino, potrete gustarvi un ottimo pranzo al Rifugio SEC Marisa Consiglieri. Se vi sentite ancora in vena di conquiste, la croce è lì che vi aspetta: circa un venti minuti in più di salita ripida e potrete godere di una vista mozzafiato!

5. Monte Magnodeno –  Piani d’Erna.

Qui le pungenti montagne iniziano a farsi sentire. In realtà il Magnodeno mi ha vista solo una volta – in inverno per altro – ma ho pensato ugualmente di inserirlo nella lista in quanto giusta via di mezzo tra qualcosa di semplice e super impegnativo. Il punto da cui la mia escursione ha avuto inizio è la base della funivia che porta ai Piani d’Erna (in alternativa è possibile partire anche da Erve- LC), in provincia di Lecco. Potete tranquillamente lasciare la macchina nel grande parcheggio che – nei giorni estivi – è diventato a pagamento (circa 3 euro/die). Da qui cercate i cartelli sulla destra, fonte di indicazione per innumerevoli percorsi, tra cui anche quello diretto al Resegone. E’ importante che all’inizio seguiate la segnaletica per  Campo dei Boi, un punto ricco di verdi prati erbosi perfetto in caso vogliate fare una breve sosta. Da qui partono i segnavia per raggiungere la vetta del monte Magnodenosentiero 25A. Tra l’altro, lungo il tragitto vi capiterà sicuramente di incrociare il ‘percorso didattico’ , serpeggiante tra le betulle del bosco. Non mollate che manca poco: gli ultimi metri dovrete salirli con l’aiuto di una catena (niente di difficile, tranquilli davvero!) e, a quel punto, sarete ricompensati. Vi si aprirà davanti un bellissimo panorama che offre piena vista sul monte Resegone, le Grigne, il lago di Lecco e i laghi Briantei. Per gli appassionati del pranzo in rifugio, purtroppo anche questa volta va male: ad attendervi ci sarà solo un bivacco, se volete potete schiacciare un pisolino!

Vista del Resegone dal bivacco – Magnodeno

Ps. Vi ho detto di esserci stata in inverno e, se vorrete mai cimentarvici, mi sento di dire che i ramponi non sono tendenzialmente necessari! Magari le bacchette sì 😉

6. Monte due mani – Ballabio

Se siete arrivati fin qui, vuol dire che la montagna vi piace. E tranquilli, vi garantisco che il due mani non vi deluderà! La scarica di adrenalina che ha saputo regalarmi di recente non me la dimenticherò – anche perché in notturna e con i ramponi. Ma andiamo con ordine. Premetto di esserci salita un paio di volte, entrambe sempre in inverno. Ma non ho dubbi che anche d’estate questa montagna sappia regalarvi grandi emozioni! Io ho sempre scelto di partire da Ballabio, in provincia di Lecco. Vi conviene parcheggiare la macchina dove c’è la fermata del bus, lungo la strada provinciale (è piccolino, ma io ho sempre trovato posto!). Da qui, recuperate tutto quel che vi serve – cibo e acqua compresi, non c’è il rifugio in cima –  e partite all’avventura, seguendo il sentiero n.30. Per il primo tratto sarete immersi nel bosco e, per chi è abituato al trekking, non è nulla di particolarmente impegnativo. I segnavia blu e le varie indicazioni per il due mani vi condurranno fino alla Baita del Bertu e Peppu: riempite le borracce, c’è una fontana con acqua potabile dietro l’angolo!

Durante la salita – Monte due Mani

Dopo aver bevuto un sorso e magari mangiato uno snack ripartite. Da qui il sentiero si fa più ripido, e a volte maledirete il fatto di non avere quattro zampe e l’equilibrio degli stambecchi, ma non è mai particolarmente esposto. E comunque.. una volta arrivati in cresta il panorama è davvero mozzafiato! L’ultimo tratto, infatti, percorre il crinale della montagna. Io – in entrambe le escursioni –  ho sbagliato strada un paio di volte: state all’occhio con i segnavia a questo punto! Ci siete quasi: una volta scollinato l’ultimo crinale, potrete vedere il pendio finale che porta alla croce della vetta e la sagoma a igloo del Bivacco Locatelli.

In buone condizioni il tutto richiede un po’ più di due ore di cammino a passo abbastanza spedito.Come dicevo all’inizio –  e in quanto appassionata –  sono sempre salita sul Monte due mani in inverno, munita di torcia e ramponi, una volta anche dormendo imbacuccata nel bivacco: un’esperienza indimenticabile, ma che sicuramente ha richiesto almeno un’ora di cammino in più rispetto al solito. Per gli appassionati di trekking: da provare assolutamente!

7. Monte Resegone – Piani d’Erna e Morterone.

E qui ci si addentra nel profilo manzoniano, con la tradizione che si fa sentire. Eh sì, perché da terribile milanese quale sono, ho scoperto solo qualche mese fa, grazie a mia nonna che Resegone deriva da resega, cioè la sega. O almeno, così mi ha detto lei. E per altro non fa una piega: dopo anni di trekking appassionato è in effetti l’unica montagna che riesco a distinguere con chiarezza visto l’inconfondibile profilo pungente. Comunque.. il Resegone rimane, insieme al Grignone, una delle mie escursioni preferite – di certo l’imbattibile genepy della casa, servito in tanica di benzina da 5l dai rifugisti dell’Azzoni. fa la sua parte. Per i più esperti, il punto di partenza può benissimo essere la base della funivia che porta ai Piani d’Erna (lo stesso da cui parte il sentiero per il Magnodeno). In questo caso, una volta parcheggiata la macchina, seguite la segnaletica sulla destra che vi condurrà, con una camminata di circa 3.50/4 ore fino in cima al Resegone su cui capeggia indomito il rifugio Azzoni. Mi sento di dire per i più esperti perché, una volta raggiunto il rifugio Stoppani – situato lungo il percorso –  il sentiero si fa man mano più ripido ed esposto, richiedendo l’uso di catena a tratti e importante attenzione nel superare l’ultima parte di roccette in cresta. Detto ciò, per chi, come me, adora la montagna e il sapore di conquista della vetta, è assolutamente impagabile.

Quasi in vetta – Resegone, dai piani d’Erna

Altrimenti, se volete dormire un’ora in più o non avete voglia di farvi la super sfacchinata, la partenza da Morterone (LC) può essere una valida alternativa che vi terrà impegnati circa un paio d’ore (a passo abbastanza sostenuto). Inoltre, la strada che porta al punto di inizio del sentiero è davvero molto panoramica. Magari a una certa vi sembrerà di esservi persi, ma non è così: il serpentello di curve asfaltate vi condurrà ad una specie di piccolo tunnel roccioso; superatelo e sulla destra si aprirà un piccolo spiazzo in cui potrete abbandonare il vostro mezzo. A questo punto la camminata inizia. La prima oretta è tranquilla, nel bosco, non particolarmente pendente. Fino a quando non arriverete praticamente dietro al Resegone e dovrete iniziare la salita per la famosa conquista della cima. A questo punto inizia la sudata che, comunque, non è impossibile e sarà assolutamente ricompensata da un bel piatto di polenta con spezzatino e l’immancabile genepy offerto dal rifugio Azzoni.

Non so quante volte in questi anni io sia salita sul Resegone, sia in estate che in inverno. In questo caso il panorama è davvero suggestivo, ma assolutamente necessari i ramponi! Soprattutto per chi volesse cimentarsi nella salita dai piani d’Erna.

Prima di parlare dei prossimi due trekking, lasciatemi fare una premessa: il gruppo montuoso delle Grigne è composto da Grigna settentrionale – o Grignone –e la Grigna meridionale –  o Grignetta. Entrambe le cime offrono bivacchi e rifugi raggiungibili da una’ampia varietà di sentieri, da scegliere anche in base alle diverse stagioni in cui decidete di intraprendere il cammino. Io vi racconterò i percorsi che ho fatto più di frequente, ma – se siete curiosi e volete saperne di più –  un giro sul web vi indicherà altre numerose opzioni. Qualunque sentiero deciderete di percorrere, non temete: entrambe le cime vi lasceranno davvero a bocca aperta, ma pretendono da voi anche belle fatiche.. quindi siate preparati amanti della montagna!

8. Grigna settentrionale – Colle del Balisio (Valsassina).

Questo trekking è davvero il mio preferito tra tutti quelli in zona Lecco e l’ho sempre fatto in inverno, immersa nella neve. Spettacolare. Ma impegnativo, 4 ore buone per salire e un po’ meno per scendere. Se tutto ciò vi stuzzica, siete pronti per partire: dovete lasciare la macchina alla Chiesetta del Sacro Cuore, in Valsassina (LC). Superata la prima parte immersa nel bosco, si raggiunge un borghetto – il Pialeral – , da cui inizia la seconda parte un po’ più ripida che vi condurrà al bivacco Riva-Girani ai Comolli. Punto sicuramente panoramico, in cui assolutamente fermarsi per una bevuta, uno snack ed eventuale aggancio dei ramponi (necessari se state pensando di fare il percorso invernale). E qui viene il bello: inizia infatti il così detto “muro del pianto”, la parte più ripida di tutto il trekking. Dopo circa un’oretta di sfacchinata iniziate a pensare che forse forse ne è valsa la pena.. la visuale che avrete una volta arrivati in cresta è qualcosa di spettacolare, a maggior ragione se immersi nel bianco innevato! Sarà, ma ogni volta che salgo c’è sempre un gran vento e il fatto che il crinale sia super esposto non aiuta; per cui all’occhio, gli ultimi venti/trenta minuti di camminata in cresta sono da gustarsi, ma avendo l’attenzione a mille. Dopo questo tratto suggestivo si apre finalmente la vista sul rifugio Brioschi e la sua croce, pronti ad accogliervi con piatti di polenta e carne che, in quel momento, vi sembreranno il miglior cibo mai mangiato sulla faccia della terra!

Discesa innevata – Grignone, sentiero invernale

9. Grigna meridionale – Pian dei Resinelli.

Se il Grignone mi ha visto principalmente bardata stile eschimese, intenta ad allacciare i ramponi in maniera corretta, la Grignetta mi ha sempre accolta in versione estiva. Il trekking che vi racconto qui è quello che dai Pian dei Resinelli (LC) arriva fino al bivacco Ferrario, dalla buffa forma ad igloo. Una volta lasciata la macchina nel grande parcheggio (riempite le borracce, c’è una fontana bella grande lì per voi!), seguite le indicazioni per il rifugio Porta. Quindi, dopo una breve dolce salita nel bosco, preparatevi ad entrare nel vivo, affrontando una pendenza che si fa sempre più impegnativa e rocciosa. Ma super stimolante. Salite salite e salite, finchè non arriverete praticamente in cima: dovrete usare le catene solo nell’ultimissimo tratto e poi, voilàt, il panorama e panini sono pronti per essere gustati!

Agli amanti delle ‘gambe sotto al tavolo’ propongo una valida alternativa: partendo sempre dai Pian dei Resinelli, seguite il sentiero delle Foppe che vi condurrà al rifugio Rosalba. In realtà il punto di partenza di questo sentiero non è così immediato da trovare per chi non è della zona, quindi consiglio di chiedere direttamente indicazioni a qualcuno del posto. Dopo una prima dolce salita sommersa in un bosco di faggi, inizia la parte ripida, immancabile in quei del lecchese. Sorpassata l’imponente Torre Cecilia (ci tenevo a scriverlo solo perché porta il mio nome 😉 ), tenete duro: gli ultimi sforzi per poi abbandonarsi alla contemplazione di un panorama stupendo che, nelle belle giornate limpide, offre la vista del Gran Paradiso e del Monte Rosa. E, ovviamente, la polenta è servita!

Ups, dimenticavo di dirlo: entrambi i sentieri richiedono circa un paio d’ore di cammino a passo abbastanza sostenuto!

10. Sentiero del Viandante – da Abbadia Lariana a Colico.

E dopo tutte le sfacchinate, chiudo in relax proponendovi questo sentiero. Si tratta di un percorso di 45 km – impensabile quindi da fare in giornata, in caso vogliate percorrerlo per intero, ma facilmente suddivisibile in tre o quattro tappe – che rimbalza sulle acque del lago di Lecco, da Abbadia Lariana fino a Colico. Confesso, io ne ho fatto solo un pezzo. Ma.. mai dire mai! Il Viandante merita di essere assaporato passo dopo passo, soffermandosi sugli scrosci che si aprono lungo il sentiero, dove potete vedere il profilo dei monti che scendono verso il lago ‘tutto a seni e golfi a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli’ – la citazione manzoniana non poteva mancare! Insomma, un giro panoramico ad andatura tranquilla che garantisce un respiro d’aria buona. Se, come me, non avete modo di percorrerlo per intero, vi propongo una possibile suddivisione in quattro tappe: Abbadia Lariana –  Lierna, Lierna – Varenna, Varenna – Dervio, Dervio – Colico. A voi la scelta!


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